Fare Yoga “da soli” ma in gruppo

Cosa vuol dire fare Yoga “da soli” ma in gruppo? Per spiegare meglio cosa facciamo quotidianamente durante le lezioni di Ashtanga Yoga, in particolare durante la classe in stile Mysore, mi avvalgo dell’aiuto di alcuni paragoni che possano rendere l’idea.

Viaggiando all’estero una delle false credenze che ci sono relative alla cucina italiana, ad esempio, è che la pasta con il ragù alla bolognaise (scritto così) sia il modo nel quale gli italiani abitualmente mangiano la pasta. Un’altra credenza è quella che noi italiani ogni giorno noi mangiamo 2 etti di pasta oppure una lasagna.
Allo stesso modo in occidente c’è un’immagine dello yoga che non è altrettanto realistica.

Si pensa che per praticare yoga serva un insegnante che esegue le posture, indossando magari un microfono se in uno spazio ampio, e guidando una classe di studenti che lo copiano. Ancora meglio se fatto all’aperto per essere in contatto con la natura.
Ehm. Ecco, non è esattamente così.

“Nuovi” moderni modelli, tendenzialmente occidentali, sono stati creati per dare la possibilità a chi insegna di avere classi che contenessero un numero di studenti più sostanzioso possibile. In questo modo, infatti, seguendo un insegnante ed emulandone i movimenti non si ha, in teoria, bisogno di assistenza ma si fa yoga seguendo una voce che guida passo passo tra posizioni e transizioni.
Questo modello si è diffuso talmente tanto che, un po’ come la storia della pasta alla bolognaise, le persone fanno fatica a concepire lo yoga come una pratica individuale fatta in gruppo.

Per aiutarvi a capire meglio vi porto due paragoni semplici come la corsa: possiamo correre con gli amici, ognuno corre per se ma si corre insieme; oppure fare nuoto libero libero in corsia, ognuno nuota al suo ritmo ma assieme ad altri. Con la differenza che nella pratica dell’ashtanga abbiamo un insegnante che ci segue, ci corregge e ci indica quei movimenti che per il nostro corpo sono più o meno adatti.

Penso che se la ragioniamo in questi termini non ci sia nulla di strano. La “difficoltà” sta nell’uscire da una visione distorta della pratica ed approcciarci a qualcosa di nuovo che in realtà è un metodo antico e consolidato.

Quali sono i benefici di questo metodo:

  • apprendere lo yoga in maniera graduale ed adeguata alle nostre esigenze
  • sviluppare maggiore capacità di attenzione e concentrazione che passano prima di tutto da una personale esperienza
  • diminuire drasticamente l’ansia da prestazione
  • entrare in contatto con il proprio corpo e la propria esperienza eliminando inutili paragoni e stress
  • apprendere un metodo che ci rende autonomi; potremo praticare a casa, in vacanza o dopo un allenamento in sicurezza e traendo grandi benefici

Quindi, quello che potreste aver visto fare nei video della mia scuola di Modenna, è “tante persone che praticano assieme, nessuno parla, ognuno si muove diversamente, l’unico suono che si sente è quello del respiro”. Vi sembra strano? Vi sembra difficile?

Non è molto più strano di una pasta alla bolognaise e non tanto più difficile che correre assieme agli amici. Nel momento in cui abbiamo capito cosa dobbiamo fare e come, grazie agli insegnamenti del maestro, potremo iniziare a praticare yoga come è stato trasmesso tradizionalmente dalla sua terra d’origine, l’India. Le difficoltà ci saranno, come ci sono difficoltà nella classi di gruppo con una voce narrante, ma uno degli intenti dello yoga, come pratica e non come attività sportiva, è proprio quello di imparare a riconoscere le difficoltà, affrontarle senza proiettarci inutili ansie e superarle nei tempi e nei modi più consoni a noi.

Spero con questi esempi di aver portato un po’ di chiarezza e di aver risposto alle domande che spesso mi sono state poste dai partecipanti a corsi neofiti e da chi ci segue sui social.
La mia non vuole esser una “caccia” agli stili di yoga moderni, ma anzi, vuole dare la possibilità di comprendere e riconnettere una visione moderna di questa disciplina alle sue antiche origini alle quali dobbiamo tutto.

Vania

Fare mysore vuol dire concentrarsi, allenare il proprio respiro e capire come adattare il proprio corpo alle asana, cosa cambia spostando una mano nella giusta posizione, prendere le misure con le proprie misure. Sperimentare come diventare più leggeri, arrivare in fondo alle correzioni e farle proprie.
Antonella