L’arte di lasciarsi aggiustare – toccare

Gli aggiustamenti sono uno degli argomenti più spinosi nel mondo dello yoga. C’è chi sostiene che siano da evitare e chi invece ritiene che, appunto, siano un elemento senza il quale la pratica non si possa sostenere da sola.

Da praticante ho sperimentato diversi insegnanti e quindi diversi approcci: da quelli impercettibili a quelli onnipresenti. Un esempio è quello del mio primo insegnante indiano, famoso per i continui aggiustamenti durante il 70% della pratica; ad onor del vero i suoi aggiustamenti rimangono i più efficaci mai provati.

A mia volta come insegnante sono stata formata in diversi modi,  ho imparato a correggere tantissime posture, come a fare correzioni impossibili per le mie dimensioni, perché è giusto che qualcuno lo dica: essere bassi prevede qualche difficoltà in più in alcuni aggiustamenti.

L’osservazione:  l’aggiustamento più importante

Due dei tanti aspetti che mi fanno amare l’ashtanga yoga sono la costanza e l’esclusivo rapporto che si crea con ogni singolo studente nella continuità e a volte lentezza.

Insegnando ho prima dovuto imparare a fare quale passo indietro, a togliere diversi aggiustamenti fisici: l’ho fatto subendo diverse rimostranze da parte di quegli studenti che si erano abituati a “aggiustamenti-coccola” in determinate posture, ma l’ho fatto ascoltando un richiamo, il mio sentire.

Ho imparato ad osservare silenziosamente ogni studente nei suoi movimenti, a guardare le sfumature, a rispettare i tempi del singolo, a dire dei no smettendo di spiegare ogni cosa.
Ho rischiato? Certo! Così facendo si è spostato tutto su un piano molto più profondo quello della

Fiducia ed empatia

Perché non è solo l’insegnante a dover essere empatico. Da perenne studente ritengo che sia fondamentale entrare in connessione con l’insegnante e con gli assistenti in shala.
Smetterla di giudicare e di pensare cosa sia meglio per noi ed affidarsi al proprio insegnante è un arte.

Dare la possibilità ad un’altra persona di osservarci in un momento intimo e di massima apertura, come mentre stiamo praticando, è un dono che facciamo sia a chi è li per insegnaci ma soprattutto a noi stessi. Ci affidiamo e decidiamo di rimanere.
Impariamo l’arte di lasciarci aggiustare e, quando necessario, a spiegare quali sono i nostri limiti cercando di armonizzare i due ruoli.

Questa penso sia una delle meravigliose metafore della vita che lo yoga ci può insegnare. Fidarci di una persona che è lì per noi, che vuole essere li per noi. Imparare a lasciarci andare, a sostenerci e farci sostenere ma anche ad esprimere i nostri limiti e i nostri confini.

Capacità di discernimento

Io non ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti che mi hanno insegnato questo, io ho sempre scelto. Ho scelto insegnati che mi passassero una bella energia negli aggiustamenti; sono sempre stata lontana dalle situazione fumose o troppo “pusshing” (come usa dire nel mondo dell’ashtanga).
Come il mio corpo non accetta un massaggio forte dove vieni strizzato e calpestato, la stessa cosa vale per gli aggiustamenti e ancora di più per la mia anima. Il mio corpo, la mia mente e il mio spirito hanno una maggiore capacità di apprendimento, e quindi di crescita, quando vengono trattati con rispetto, nell’ascolto e in uno scambio consapevole.

Per questo ritegno che, per quanta formazione insegnanti si possa fare, per quanti insegnanti, in qualità di studenti, possiamo provare, solo il tempo, un rapporto uno-a-uno costante e il rispetto, possano fare si che l’aggiustamento e il tocco diventino un’arte evolutiva.

E così nella vita. Abbiamo la possibilità di decidere da quali persone stare lontani, da quali persone farci avvicinare e toccare. Non solo fisicamente ma anche nell’anima. Stare aperti, mantenere un cuore aperto è sulla carta, soprattutto sui volantini, molto bello. Ma l’apertura non può che passare prima da un attento ascolto, dall’osservazione, da sani confini e quindi attraverso un percorso che, se fatto nella luce e nell’amore, ci permetterà non di squarciare il nostro torace lasciando il  cuore ai quattro venti, ma di imparare ad aprire una finestra sul mondo e tenerla aperta o chiuderla a seconda del nostro battito.

Vania

 

 

Related Images: